Forse un giorno riuscirò a completarlo…
I.
Tristezza e felicità arrivano contemporanee e bruciano energie, aiutate dalla fervente attività del cervello, mulino a vento incontrollabile che macina pensieri. Vago stanco per questo paesino di provincia, perfetto solo in apparenza, in una caccia al tesoro facilitata, una gara semplice da vincere alla ricerca dei suoi tanti difetti. Questo posto vuole necessariamente ostentare la finta modernità acquisita col turismo di massa ma resta evidente l’incapacità di discostarsi, per quanto sia una scelta terribilmente criticabile, dalle proprie origini umili. La volontà tendente alla soddisfazione di un turismo ingordo di novità denota un’incultura della modernità, come se le informazioni arrivassero solo tramite una lontana eco. Un revival confuso con attualità, scordando che negli angoli resta la polvere e la sabbia. Paradossale che debba interrogarmi su quale sia il vero e moderno interesse di massa. Io, che scappo da esso.
In verità credo che solo la pesantezza dei miei pensieri renda il mio sguardo più penetrante e cattivo. Così come Bandini, accanito con le huarachas di Camilla.
Ovviamente non odio questo posto, sto vivendo semplicemente in una sorta di astrattismo, aquilone a disposizione del vento. E mi lascio portare dalle mie emozioni, e, soprattutto quando ho bisogno di andare in giro, vuol dire che ho pensieri negativi da smaltire. Sono qui per lavoro ed approfitto del tempo utile per rimuginare un po’ sugli eventi che ultimamente si sono susseguiti senza sosta. Intanto mi guardo riflesso nella vetrina della Cassa di Risparmio e mi soffermo sul desiderio di vedermi fisicamente migliore. Eppure non sono così male. Non cedo all’autocritica e sorrido. Sorrido involontariamente anche alla donna delle pulizie dietro il cristallo che mi guarda carica di aggettivi: sudata, affaticata, incuriosita e dubbiosa.
Negli ultimi giorni sono stato capace di dichiarare frasi pesanti delle quali, tuttavia, sono fermamente convinto.
II.
—Bisogna che tu capisca bene cosa vuoi.— la mia psicologa di fiducia, C., ha sempre la soluzione.
Scontata, è vero, ma è pur sempre la soluzione che cerco. Non fosse altro che la frase che non voglio dirmi assolutamente.
C. ha frasi lucide per me quanto io per lei. Siamo due esseri in-capaci di evitare “l’autolesionismo consapevole” che hanno scelto il vicendevole soccorso.
Lei soffre le amicizie come me ma le affronta in modo diametralmente opposto: io, all’occorrenza, le evito senza pietà, lei invece lascia che le invadano impunemente il campo. E poi si lamenta con me!
— È incredibile come certi sentimenti si somiglino, sei sicuro di non confondere tutto questo con possessività? — indagava spesso sui sentimenti e sulle loro somiglianze, credo derivi dal fatto che sia una persona molto viscerale, che vive di sentimenti con certificazione di origine controllata. Non proprio come me, che amo confon-dere le cose ed estrarre tutto da un calderone bollente. — Ad esempio, io ancora sobbalzo alla vista di quell’auto. Anche se quello che ho fatto allora non mi rende propriamente orgogliosa. —
— Sai bene che ti richiamerei tra due minuti se non mi raccontassi tutto adesso! — credo sia un tacito accordo, che a negazione, ci porti a rispondere vicendevolmente con un incoraggiamento al dialogo.
— Squallida, mi ha fatto sentire squallida. Ho fatto cose brutte e delle quali non vado fiera. Ho agito semplicemente per senso di sfida, come quella volta che mi obbligò ad uscire in tre e mi teneva la mano di nascosto sotto il tavolo. Di certo non avevo molto di che vergognarmi — raccontava con voce tentennante — visto che la sua fidanzata se la spassava col suo migliore amico… —
— Ma la lotta è impari, tu non “te la spassavi” con lui. Mi sembra tanto un semplice gioco a non farsi scoprire. —
— A dirla tutta io credo che lei sapesse tutto e non si preoccupasse minimamente. Una volta Lui mi ha seguito e me lo sono ri-trovato nel bagno del locale, «ho bisogno di trascorrere cinque minuti da solo con te». Ovviamente ne restai allibita e provai ad uscire. Nello stesso istante notai Lei in lontananza che osservava la scena, mentre la porta veniva prontamente chiusa e trattenuta da lui. —
Sentire le mani nella mia anima; essere affascinato da movenze calme; ammaliato dalla sicurezza della presenza perenne; saggezza di maturità; assenza di stupidi sospetti; che lei sia consapevole del mio ruolo indipendentemente dalle impressioni.
Ecco cosa vorrei.
Ormai confondo gli anni e le date. Ho memoria per gli eventi ma non riesco più a collocarli nel tempo. Io vivo tutto al presente e non riesco più minimamente a catalogare in un ordine razionale le cose. Ma cosa c’è di male in questo? Per tutti coloro che si offendono basterebbe pensare che sono con me sempre. Non trovo un de-litto nel disordine personale.
Esiste una paura generale della criminalità. Utilizziamo normalmente quelle che i visitatori settentrionali, vedendoli, definiscono “padelle rosse”. La ditta che li produce li ha chiamati Blindosterz, pezzi di ferro circolare che bloccano lo sterzo per evitare che rubino l’auto. Strumenti medievali degni delle più complesse cinture di castità. Per lo stereo ancora nessuno blindoster. Staremo a vedere.
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